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martedì 2 agosto 2016

Ape Crash

Periodicamente mi viene in mente un episodio di parecchi anni fa, ai tempi della spensieratezza e della gioia di vivere. Una vita fa. Fu qualcosa che turbò questo mio stato d'animo, minandolo abbastanza. L'episodio è questo.
Ero su un treno e, come ogni mattina, facevo la mia oretta di percorso su uno scassato locale di Trenetiopia. Ad un certo punto, superato T.I. ma prima di arrivare a T. vedo sulla strada lato monte che costeggia la linea ferroviaria, una "tre ruote" (Ape Piaggio) affrontare una curva a gomito perfettamente a sinistra (lato interno curva invece che esterno). Contemporaneamente vedevo che, con velocità non trascurabile, un'auto arrivava dall'altro lato, tenendo la destra, perfettamente sincronizzata per l'impatto. Non vidi l'incidente, perché il treno sfrecciò via. Nessuno disse niente, e forse nessuno vide niente. Io ebbi come l'impressione di aver subito un pugno nella pancia fortissimo. Provai quella sensazione d'impotenza che è la più brutta delle sensazioni.
Il giorno dopo lessi sul giornale (una volta si usava) dell'incidente che, sì, era avvenuto. Grave il guidatore dell'Ape. 
Da allora, sui treni guardo solo il mare, o la campagna, o i miei vicini di posto. O niente 

martedì 19 luglio 2016

Il razzismo verso il Sud tratto costitutivo dell'Italia

L'incidente sulla linea ferroviaria pugliese del 12 luglio è servito. E' servito a dipanare quella matassa di dubbi che avevo sul fatto che l'Italia ( la sua opinione pubblica, i partiti, lo Stato, i governi, i media) fosse profondamente razzista nei confronti del Meridione. Nessun dubbio, è così.  Non si spiegherebbero altrimenti i luoghi comuni tirati fuori dai commentatori della domenica (siete lavativi, vi rubate i soldi delle opere pubbliche, ecc) e sciorinati come verità dogmatiche. Non si spiegherebbe altrimenti il silenzio dei commentatori di fama (Michele Serra, Massimo Gramellini, ecc...) sulla verità palmare dei numeri: al Sud non si investe in infrastrutture da oltre 20 anni!!! Ultimo esempio, il piano d'investimenti ferroviari presentato a febbraio 2016 dal governo Renzi-Delrio che riserva al Meridione solo 474 milioni dei nove miliardi totali previsti.Il 5% Avete mai sentito questa notizia? No? E sapete perché? Perché in questo Paese c'è un criptoleghismo che coinvolge la totalità dei commentatori, buona parte del giornalismo e dell'opinione pubblica. I soldi investiti al Sud sono sprecati, vanno a finire alle mafie, i ponti cadono, ecc...E allora freghiamocene della gente che si ostina a viverci, di chi vorrebbe andarci per turismo e non può, perché le reti di trasporto nazionali arrivano a Napoli e stop. Creando una sorta di apartheid. La realtà è che il Sud è abbandonato da tantissimi anni, e questo uno Stato serio non può farlo. Poi ci sta tutto, ci sta che la classe politica fa schifo, che la criminalità organizzata c'è e ostacola, c'è l'indolenza, la remissività e quello che volete voi. Ma accanto a questo, e prima di questo, c'è uno Stato nato male (annettendo il regno Borbonico, di cui non sono estimatore), cresciuto peggio, e che vive a scapito della sua zona più bella e difficile. E questo grida vendetta, e la grido anche io.

mercoledì 16 dicembre 2015

Vecchioni - Sicilia: Vuci a san Siro

Arriva Roberto Vecchioni, e dice certe cose sulla Sicilia, parla di "razza siciliana", parla di "Isola di merda" perché a Palermo c'erano auto parcheggiate in tripla fila, e "400 persone su 200" (?) senza casco, ecc... Io all'inizio, quando la notizia era un po' vaga ho pensato che si trattasse di un caso di "Forse non lo sai ma pure questo è amor", e l'ho pure un po' difeso. Ma poi...visto che ho saputo i dettagli; visto che il discorso pronunciato in quell'Aula magna di Ingegneria, dove mi laureai, non mi convinceva per niente; visto che quelle parole avevano dato la stura al luogocomunismo più becero, insito in gran parte degli italiani...basta, ti rispondo.
Intanto tu vieni da Milano. Dove tutto quel tantissimo in fatto di servizi, infrastrutture, ecc... c'è perché lo Stato ha investito un sacco di soldi in quella zona piuttosto che al Sud, ad esempio: questo non scordiamocelo mai. Forse, dunque, quelle auto in terza fila che hai visto a Palermo, se avessero costruito qualche parcheggio in più in quella città, magari a scapito di mezzo chilometro di metropolitana tangentata a Milano, non ci sarebbero state. Forse, eh!?
Poi, come fai a generalizzare all'intera Sicilia la condizione di Palermo? Inevitabile, con una situazione economica disperata, che casi di degrado, malcostume, inciviltà siano più diffusi che laddove si sta meglio: ma è l'effetto, non la causa di tutto. Io Palermo non la amo, per molti motivi, ma il caos che c'è in questa pur sempre splendida città non lo puoi confrontare con la situazione di Noto o Ragusa Ibla o anche di Agrigento, e potrei continuare all'infinito.
Ma un aspetto ancora più sconcertante è quello che riguarda i commenti di una parte dei siciliani emigrati, che in questi casi scatenano tutto il loro odio per quello da cui si sono allontanati o si sono dovuti allontanare: qualcosa di cieco e passionale, ma  - per mio conto - abbastanza fuorviante. Dalla Sicilia, caro emigrato adirato, prima ancora che la Sicilia, ti ha allontanato l'Italia! Tu sei dovuto scappare, cambiare aria, cambiare orizzonti, perché il Paese dove sei nato non dà le stesse opportunità ai suoi cittadini. Ed è cosa ben diversa nascere a Milano piuttosto che a Palermo (tanto per fare due nomi di città a caso...). E la situazione è questa fin dai primordi dell'Unità d'Italia, quando i siciliani scappavano negli USA in base ad un accordo ben preciso fra i due Stati che prevedeva l'apporto di nuova manodopera a basso costo verso le piantagioni di cotone e canna da zucchero degli USA: i "dagos" che sostituivano i "negri".

Forse bisognerebbe che un po' tutti studiassero la Storia, quella vera. Anche i cantautori illuminati a san Siro...però anche loro, guardandosi intorno, a Palermo come a Milano, dovrebbero coglierne le differenze soprattutto in termini di ciò che lo Stato ha fatto e non fatto: strade, scuole, ferrovie, ospedali ecc...dove ci sono ci sono perché li ha fatti lo Stato; dove non ci sono, invece, è colpa della Sicilia e dei siciliani? Non credo

giovedì 1 ottobre 2015

il mio amico siriano

Scritto qualche mese fa:

Da qualche giorno ho un amico siriano. Si chiama F. Cose che possono capitare, prendendo un treno per il “Continente” da una stazione siciliana.
Entrato nello scompartimento del vecchio Intercity, che Trenitalia offre agli isolani come massima espressione di qualità, ho trovato questo ragazzo con aria un po’ stralunata e leggermente preoccupata. Ai miei convenevoli ha risposto pregandomi di parlare in inglese, perché non conosceva l’italiano. Il suo aspetto era curato, i tratti somatici e la carnagione non mi suggerivano risposte precise sul suo Paese di provenienza. Poco male, visto che dopo pochi istanti me l’ha comunicato spontaneamente: “I’m from Siria: Damasco”. Ed è stato abbastanza scioccante, quanto chiarificante, per me, apprenderlo. Avevo di fronte uno cui la Storia era passata addosso con un carro armato. A scanso di equivoci, F. aveva un regolare biglietto a prezzo pieno, ed una coincidenza a Napoli per recarsi a Milano, da dove poi si sarebbe spostato verso il nord Europa dove risiedono dei suoi parenti. Figlio di un generale in pensione, mi ha raccontato della tremenda situazione nel suo Paese. Di Damasco, giornalmente sotto attacco (e difesa). Delle crudeltà richieste ai soldati di Bashar al Assad, e della resistenza anti governativa, composita e, in alcune fazioni, sanguinaria più che mai. Dei tre anni di servizio militare che ha dovuto prestare, cercando di non ammazzare mai nessuno. F. nel suo Paese era benestante, musulmano aperto alla convivenza con le altre culture/religioni, ma pur abitando nella capitale Damasco è dovuto scappare, affrontando un viaggio disperato via Turchia Algeria Tunisia Libia, con meta intermedia l’amatissima Italia. I motivi della sua dolorosa fuga sono banalmente semplici e bisogna ricordarli: in Siria è in atto una guerra civile atroce di cui qui in occidente non ci viene mostrato praticamente nulla.
Tra un rollìo e un beccheggio del nostro treno F. mi ha mostrato, sul suo modernissimo smartphone, immagini di suoi amici giovani e sorridenti, in luoghi molto simili a quelli dove viviamo nelle nostre città occidentali. Subito dopo, un velo di tristezza scendeva sui suoi occhi, e, implacabile, arrivava la spiegazione: “died”, morto o “killed”, ucciso. In questa galleria di vite spezzate, di sorrisi spenti dalla guerra, mi ha fatto visionare anche quella della sua “quasi” fidanzata: “died”, morta. E qualche lacrima silenziosa ha solcato il suo viso adornato da una barba corta e curatissima. Mi ha detto di essere stato trattato benissimo in Italia, e che ritiene di avere un debito col nostro Paese. Non altrettanto in Libia, dove è stato privato del suo bagaglio, con dentro i ricordi della sua vita, e dove invece della nave che tutti si aspettavano sono stati imbarcati su una carretta del mare, e a chi si ribellava era ventilata la minaccia di essere uccisi, seduta stante, in quella terra di nessuno che è Zwara. F. non aveva idea di come avremmo passato lo Stretto di Messina, pensava ci fosse un tunnel o un ponte…quando gli ho spiegato che saremmo entrati col treno dentro al traghetto ha avuto un attimo di disperazione, ricordando l’incubo del Canale di Sicilia che gli ha provocato una giustificabile ritrosia per il mare. Ma devo dire che poi è rimasto piacevolmente sorpreso e molto interessato dal traghettamento ferroviario. Con orgoglio mi ha comunicato che è stato uno dei pochi a denunciare ed identificare gli scafisti del barcone che lo aveva trasportato alle porte della Sicilia. F. è rimasto molto colpito dalla cittadina di Geraci Siculo, sulle Madonie, dove pare sia stato per qualche giorno, mostrando estrema gratitudine e grandi sorrisi al solo ricordarne il nome. Nel mio piccolo, ho cercato di aiutarlo, per quello che potevo, nel proseguimento del suo viaggio, dandogli qualche informazione e anche qualche dritta per collegarsi ad internet: esigenza primaria per gente nella sua condizione. L’ho anche avvertito di stare all’erta per quanto riguardava i suoi beni che potava dentro un piccolissimo zainetto, perché non si sa mai…. Forse questo episodio mi è servito a capire che, in fondo, aiutare il prossimo è un qualcosa di molto più spontaneo di quanto alla fine non si sia portati a credere.  Quando il treno è arrivato a Napoli, F. era un po’ triste dal doversi separare da me, mi ha portato al bar e mi ha fatto assaggiare – amabilmente, a forza – metà del dolce che aveva comprato. Giusto uno che non mi piaceva, ma vabbè…Non vi sto a dire i saluti calorosissimi e commossi, ai confini dell’imbarazzo per un tipo abbastanza freddo come me.
Ho avuto sue notizie poche ore dopo, via social network: la tappa intermedia è stata raggiunta. Adesso è in attesa di continuare la sua vita nel fresco Nord Europa, dove ha un progetto già avviato per lavorare.
Mi auguro che riesca nel suo intento, dimenticando l’orrore della guerra, dei suoi amici e della sua promessa fidanzata “died”, morta; del suo bagaglio di ricordi buttato a mare dagli scafisti; di suo padre rimasto in Siria ( non ho capito se vivo o no), ecc…
Pensare che questa è una delle migliaia di “storie” che settimanalmente sbarcano in Sicilia, con “Mare nostrum”, mi ha fatto riconsiderare le mie perplessità su quella operazione . Certo, ce ne saranno tante altre non così specchiate, pulite e tragicamente belle, di storie. Ma io quella di F. ho conosciuto e testimoniato, per quanto possibile. E mi ha colpito molto. Buona fortuna.

     PS

A F. erano piaciuti di più i treni siciliani, a scompartimenti, rispetto ai Frecciarossa, un po’ angusti. Salvo poi scoprire che su questi ultimi c’era il wifi gratuito, e allora ha cambiato idea.

mercoledì 22 luglio 2015

Fescion Post (Che la donna vuole l'uomo nudo)

Care femmine,
 ma sto pover'omo, come lo volete vestito? Perché a leggere, a sentirvi spatuliàre, a vedere le vostre espressioni sui più variegati fototipi di masculu estivo non vi sta bene niente. Quello che mi ricordo è quanto segue:

  NO ASSOLUTO:

- Calzini bianchi corti (titolo geniale di questo blog)
- Pinocchietti (giusto)
- il 99% dei tre tipi di sandali per uomo in commercio
- Scarpe colorate
- Camicie fantasia
- Camicie unica tinta
- Fantasmini 
- Cappellini
- Occhiali da sole a goccia


NO:

- Pashmina unica tinta vivace o a fantasia
- Infradito di qualsiasi tipo
- Giubbotti stile tecnico/motociclistico
- Sahariana
- Scarpe stile Merrel
- Giacca e cravatta
- l'1% dei tipi di sandali per uomo in commercio
- Polo col bavero alzato (giusto)

SI

- Giacca senza cravatta


Rimango in trepidante attesa di suggerimenti riguardo alla terza categoria. Nel frattempo io mi metto i pantaloncini ed esco (Ché i calzini li ho già...)
                                                 Immagini di repertorio (non mio)

lunedì 6 luglio 2015

Meches 1

C'è caldo, ma altrove ci sarà freddo.
Ha vinto il NO greco, ma non ho ancora capito come si scrive.
Non ho visto servizi televisivi su come difendersi dal caldo, che è il primo modo per difendersi dal caldo.
Sto rincoglionendo a sentire una canzone di Malika Ayane che ha il testo sbagliato, ma mi piace, senza fare sul serio.
Morirò per insofferenza a tutto, nella migliore delle ipotesi.
Questa cosa che tutti parlano di tutto non è buona: ci vorrebbe una patente.
A inizio anno avevo scritto che avrei quasi abbandonato facebook per tornare al mio caro blog: avrò scritto tre post, compreso questo.
Non riuscirò mai a far capire che....lasciamo perdere, per l'appunto.
Ultimamente vado spesso a nuotare perché mi fa sentire vivo e in forma: dura da ben due mesi ed è assurdo che non odi già il nuoto l'acqua il cloro e i coliformi fecali.
Graziano Delrio è uno degli uomini politici che ammiro meno *.
Mi ha commosso la storia tra Marina Abramovic e il suo ex fidanzato Ulay che non si vedevano da trent'anni e che al MOMA, vabbè, link. Va da sé, che se è stata una messa in scena, allora andrebbero paracadutati entrambi tra le braccia di due tagliatori di gole daesh.

Ciao


*Leggetela fuor di autocensura